Fallire Velocemente. Fallire Consapevolmente.

 

Il fallimento è considerato in modo molto differente tra le varie culture sparse nel mondo.

E come si reagisce al fallimento, dipende tanto anche dal carattere di una persona, dal contesto in cui è vissuto, e dalle esperienze del contesto in cui è vissuto (oltre che da una miriade di fattori che non sto ad elencare).

Ci sono luoghi nel quale fallire è demonizzato, come l’Italia attuale; ci sono luoghi nel quale il fallimento è osannato, come l’America attuale.

L’Italia è però un paese strano, lo sappiamo: se fallisci vieni crocifisso in piazza, e se hai successo … idem, vieni crocifisso lo stesso. 

Potremo quasi dire che l’Italia, fino ad oggi, è stato un paese mediocratico: sei apprezzato dalla massa, se non ti differenzi,  nel bene e nel male. 

La reazione della comunità al fallimento

Come la società moderna e le nostre comunità reagiscono oggi al fallimento posa le sue radici in epoche e usanze molto più remote.

Nell’Antica Grecia, i mercanti che fallivano erano obbligati a sedere nella piazza del mercato con un cesto sopra la testa.

In Italia, nell’era pre-moderna, gli imprenditori falliti veniva portati completamente nudi nella piazza e dovevano sbattere il sedere in una pietra speciale mentre la folla li derideva.

In Francia, nel XVII secolo,  gli imprenditori falliti venivano portati al centro del mercato dove si annunciava pubblicamente l’inizio della loro bancarotta.  Il mercante fallito aveva due strade: o indossare un berretto verde in modo che tutti potessero sapere, anche senza conoscerlo, che era un fallito, o veniva arrestato.

Se noti, in tutte le epoche, in tutte le culture, in tutte le parti del mondo, la tendenza è sempre stata quella di avere un atteggiamento punitivo e negativo nei confronti del fallimento, con la tendenza frequente dell’esposizione del fallito al pubblico ludibrio.

E se ci pensi, non è tanto diverso da quello che succede oggi in Italia: l’unica differenza è che oggi non vieni portato nudo in piazza!

 Fallire Velocemente. 

Oltre Oceano, in America, l’atteggiamento verso il fallimento è ben diverso. 

Il fallimento è parte del percorso imprenditoriale che porta al successo. 

E oggi, negli Stati Uniti,  è ormai radicata una vera e propria cultura del fallimento: il fallimento non è demonizzato o visto negativamente, ma viene visto in modo molto positivo, come apprendimento di nuove e importanti lezioni.

Le persone si vantano del numero di volte che sono fallite, quasi ad indicare il loro avvicinarsi al successo.

Ancora, nell’epoca delle startup, è nata la cultura del Fast Fail.

Fallire velocemente, soprattutto per una startup, è fondamentale; ma più in generale è importante per ogni idea di business che non abbia un futuro.

Se la mia idea, la mia impresa, il mio progetto non sono destinati ad avere successo, è bene che falliscano in fretta, in modo che non si perdano tempo, soldi ed energie in qualcosa che non ha futuro.

E come ragionamento non fa una piega. Ma …

Esatto … c’è un ma.

Ce ne parla Leticia Gasca in questo TED Talk, dove propone un cambio di paradigma: sostituire il fallire velocemente con il fallire consapevolmente.

Tra le varie cose che ci racconta Leticia in questo talk sono due quelle che mi hanno colpito e che vorrei condividere.

Come reagiamo al fallimento

La prima è come si reagisce al fallimento: :

ad esempio, gli uomini e le donne reagiscono in maniera diversa al fallimento di un’attività. 

La reazione più diffusa tra gli uomini è iniziare una nuova attività entro un anno dal fallimento, ma in un settore diverso, mentre le donne decidono di cercare lavoro e posticipare l’avvio di una nuova attività.

La nostra ipotesi è che questo accada perchè le donne tendono a soffrire di più della sindrome dell’impostore.  …. 

E nel caso degli uomini è più frequente vedere che credono di avere conoscenze sufficienti e di avere solo bisogno di metterle in pratica altrove, con più fortuna.

Fallire Consapevolmente

Leticia prosegue

Ogni volta che sento studenti  o persone della Silicon Valley vantarsi di fallire spesso e velocemente come se niente fosse, rabbrividisco. 

Penso che ci sia un lato oscuro nel mantra “fallire velocemente”. 

Di sicuro fallire velocemente è un ottimo modo per velocizzare l’apprendimento ed evitare di perdere tempo.

Ma temo che quando presentiamo agli imprenditori il fallimento rapido come sola e unica opzione, forse promuoviamo la pigrizia

Promuoviamo che gli imprenditori si arrendano troppo facilmente. 

Temo anche che la cultura del fallimento rapido potrebbe minimizzare le conseguenze devastanti del fallimento di un’attività. Per esempio, quando chiusi la mia impresa sociale, la cosa peggiore fu tornare nella comunità indigena e dire alle donne che l’impresa era fallita e che era colpa mia.

Alcuni potrebbero vederla come un’ottima opportunità per imparare, ma la verità è che la chiusura di questa impresa rappresentava molto più di quello.

Significava che le donne non avrebbero più ricevuto entrate di cui avevano bisogno. 

Per questo motivo voglio proporre una cosa.  Voglio dire che proprio come accantoniamo l’idea di umiliare pubblicamente gli imprenditori falliti, dobbiamo anche accantonare l’idea che fallire velocemente è sempre la miglior cosa. 

E voglio proporre un nuovo mantra: fallire consapevolmente

Dobbiamo ricordare che le attività sono fatte di persone, le attività non sono entità che compaiono e scompaiono magicamente senza conseguenze. 

Quando un’azienda muore, alcune persone perdono il lavoro. E altre perdono denaro. E nel caso di imprese verdi e sociali, la morte di un’attività di questo tipo può avere un impatto negativo sugli ecosistemi o sulle comunità che stavano cercando di aiutare. 

Fallire. Imparare. Tempo. Conseguenze.

Non posso che essere d’accordo con Leticia, ed anche io, come lei, vedo un lato oscuro nel modo in cui si sta sviluppando il fast fail.

Leggo post “mortem” di startup che hanno ricevuto centinaia di migliaia di euro da investitori privati o derivanti da soldi pubblici, e chiudere con un semplice “è stata una bella esperienza, e abbiamo imparato tanto“.

Cosa che cosa?!?!??

Il finanziamento (pubblico, o tramite investimento privato) deve servire da supporto all’idea imprenditoriale, non deve essere il fine dell’imprenditore.

Così il fallimento non può e non deve essere solo veloce, e non può coincidere con la fine del supporto economico ricevuto (diversamente, ci troviamo di fronte alla pigrizia di cui parlava Leticia).

E  se da una parte è vero che il fallimento deve avvenire nei tempi pi rapidi possibili per tutte le ragioni che abbiamo esposto sopra, deve essere anche vissuto in modo che possa rappresentare una vera lezione di vita.

Voler fallire troppo in fretta, rischia di non insegnare la lezione giusta all’imprenditore. Rischia di premiare la pigrizia nel voler cambiare alla prima difficoltà e rischia di essere un freno alla tenacia che deve avere l’imprenditore nel perseguire la sua mission.

Insomma.. fallire velocemente ma consapevolmente!

k

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Fallire Velocemente. Fallire Consapevolmente.
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Fallire Velocemente. Fallire Consapevolmente.
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Fallire velocemente è importante per una startup, in modo da non sprecare tempo soldi e risorse in progetti che non hanno un futuro. Non serve fallire velocemente se non si fallisce consapevolmente.
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