Chi Parla e Chi Fa. Tu a quale categoria appartieni?

 

C’è solo una piccola e sottile differenza tra le due categorie: l’azione.

L’uomo ha la tendenza a raggruppare per caratteristiche simili oggetti, cose, società o persone. 

Se prendiamo la totalità delle persone a questo mondo, possiamo raggrupparle in sottoinsiemi per peculiarità: titolo di studio, guadagno medio mensile, dipendente disoccupato o libero professionista, ecc…

Una delle classificazioni sociali che si possono dare è quella rappresentata dall’immagine sottostante

chi-critica_Chi-consiglia_Chi-fa

Ora, l’immagine di sopra che divide le persone in 

  • chi critica
  • chi consiglia
  • chi fa

E’ un po’ drastica; io non penso che la distinzione sia così netta. Penso sia più corretta, nel’ottica di spiegare meglio ciò che voglio esprimere, una rappresentazione di questo tipo

chi_parla_chi_fa

La differenza è sostanziale rispetto all’altra immagine: non necessariamente chi fa è una persona che non parla, o una persone che consiglia è una persona che non parla. 

Parla poco, fai molto. – Benjamin Franklin

Sta a noi soppesare i consigli e le critiche delle persone in relazione ai loro risultati (o quantomeno alle loro esperienze; mi spiego meglio:

  • accetteresti i consigli sull’imprenditoria da chi non ha mai fatto impresa?
  • impareresti dagli esempi sul come si mangia da un obeso?
  • accetteresti i consigli su come diventare ricchi da chi arriva a stento a fine mese?

Non sto dicendo che dobbiamo ascoltare solo le persone di successo; dobbiamo ascoltare tutti, ma sta a noi soppesare bene i consigli, e dare più valore alle parole di chi in quel campo ha avuto successo.

Si impara da tutti. Se devi scegliere un consiglio su come fare impresa e soldi, chi ascolteresti: Briatore/Marchionne/QualunqueImpreditoreDiSuccesso o l’ultimo presidente della CIGL/CISL/UIL?

L’ingrediente critico è muovere il culo e fare qualcosa. E’ così semplice. In tanti hanno idee, ma ci sono pochissimi che decidono di metterle in pratica ORA. Non domani. Non settimana prossima. MA ora. Il vero imprenditore è uno che fa, non un sognatore. – Nolan Bushnell

Provo a raccontarti una storia che ho vissuto: appena usciti dall’università, io e i miei amici cerchiamo lavoro. Qualcuno è stato fortunato, qualcun’altro no, e ognuno ha intrapreso la sua strada.

Periodicamente, quando ci si riuniva tra amici per un saluto, condividere esperienze e tenersi in contatto, c’era un amico che, man mano che passava il tempo, non riuscivo più ad ascoltare.  Si vantava dei benefici che aveva il lavoro fisso (“mi faccio fare il certificato medico, dal giovedì, così rientro a casa due giorni prima“), del fatto che rifiutava determinate mansioni perché non facevano parte del suo contratto (“se vogliono che lo faccia, devono pagarmi di più“), ma la cosa che a lungo andare ha svelato il valore reale di quella persona era che si vantava di fantomatiche persone che volevano assolutamente diventare suoi soci e fare affari con lui (“abbiamo già diversi clienti proprietari di capannoni pronti ad investire mezzo milione di euro“).

Inizialmente ero molto entusiasta: sia perché mi fa piacere quando qualcuno che conosco riesce in quello che gli piace, sia perché sarebbero potute nascere opportunità lavorative anche per me.

Più passava il tempo, più i discorsi erano ripetitivi, ma non si muoveva niente. Più che i benefici da dipendente, io ero interessato alle opportunità di impresa. Quando gli chiedevo: “come mai non avete iniziato?

No sai, in questo periodo io sono molto impegnato a lavoro, anche se loro mi pregano di aprire una società” oppure “Guarda, l’avrei già voluto fare. Ci sono questi investitori che non vedono l’ora di iniziare. Ma io gli ho detto che mezzo milione non basta” e tante altre scuse di questo tipo.

E come se non bastasse, dispensava consigli e critiche sul come si fa business, su come si fanno i “veri” soldi,  in merito ai tanti imprenditori/colleghi che conoscevamo entrambi, e che stavano già avendo successo (piccolo) … ma no, lui diceva che erano stupidi, avrebbero potuto fare molti più soldi in altro modo.

Chi sa non parla, chi parla non sa. Lao Tsu

Eh sì, lui aveva la chiave del castello. Sapeva tutto. 

chiave_castello_chi_parla_chi_fa

Morale?

Oggi lui è ancora dipendente di quella grande società, che come tante grandi società italiane è in crisi e minaccia di licenziare i tanti suoi dipendenti. 

Chi invece non ha avuto la (s)fortuna di essere assunto con tutti quei benefici, si è rimboccato le maniche, ha lavorato sodo, e oggi non dipende da nessuno ma ha i suoi dipendenti. 

Non c’è alcun segreto per avere successo. E’ il risultato di preparazione, duro lavoro e di imparare dai propri errori. – Colin Powell

Tre insegnamenti che possiamo imparare da questa storia

1 – Parla di meno. Fai di più – Se vuoi vantare le tue grandi capacità (imprenditoriali e non) in pubblico, accertati di poter dimostrare, prima o poi, quanto dici. Sarebbe sufficiente anche il solo provarci. Il punto non è avere successo, ma provarci sempre. Parlare, parlare, e parlare, senza mai agire, non fa di te un buon imprenditore, fa di te un “quaquaraqua”.

2 – Porta valore alla conversazione – La conversazione con una persona non può limitarsi al decantare le proprie qualità (tra l’altro, non dimostrate). Cerca sempre di condividere che cosa hai imparato, quali sono state le tue paure, quali sono stati i tuoi rimpianti e che cosa cambieresti tornando indietro. In questo modo, il tuo interlocutore potrà trarre del valore dalla conversazione (quindi a prescindere dal risultato che si è ottenuto).

3 – Ciò che non è moralmente accettato o accettabile, tienilo per te – Si sà, l’occasione fa l’uomo ladro. Sapere che puoi prenderti, con qualche sotterfugio, qualche beneficio in più può fare gola. Ma se questo comportamento non è lecito, non è moralmente accettato o accettabile, è meglio non raccontarlo. Tienilo per te, almeno eviti una brutta figura. Cercare di sembrare più furbo degli altri, ti farà sembrare solo più stupido, e abbassa notevolmente la considerazione che gli altri hanno di te. 

Fai un esame di coscienza. Se anche tu ti sei ritrovato tra le persone che parlano ma che non agiscono, tra le persone che dispensano consigli non richiesti senza poter dimostrare i meriti, tra chi racconta di essere “una volpe”, prova la prossima volta a ricordare gli insegnamenti che si possono trarre da questa storia. 

Solo tu con i tuoi comportamenti scegli a quale categoria appartenere.

k

PS: ricordi il passaggio di sopra “… appena usciti dall’università, io e i miei amici cerchiamo lavoro. Qualcuno è fortunato, qualcun’altro no, e ognuno intraprende la sua strada.” . La fortuna è stata per chi non ha trovato subito un lavoro stabile. Questo ha obbligato a lavorare sodo, farsi le ossa, e poter oggi raccogliere i frutti, senza dipendere da nessuno. Solo dal mercato.

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